Nell’articolo di oggi andiamo a scoprire quali sono i principali valori musicali utilizzati all’interno del contesto della musica occidentale e ti darò anche degli esercizi da scaricare (con soluzioni) affinché tu possa allenarti e diventare sempre più veloce nel riconoscere le durate differenti.
Sì, per leggere uno spartito sono necessarie due sole cose:
- capire che note è (se è un Do oppure un Sol per esempio)
- capire la durata della nota (se dura 4/4 oppure 2/4 per esempio).
Nell’articolo di oggi ci occupiamo delle durate delle note poiché uno spartito di questo tipo non significherebbe nulla:

Da questo esempio posso dedurre i nomi delle note, ma non posso dedurre la loro durata poiché a queste note manca una cosa fondamentale: le gambette!
È proprio grazie a come vengono disegnate le note che io posso distinguere i vari valori musicali. E, sempre per fare un esempio, questo è invece uno spartito che potrei decifrare totalmente:

Come puoi notare, la differenza con l’esempio precedente è palese. Le note hanno una figurazione differente, hanno le gambette e questo mi permette di identificare senza alcun dubbio la durata precisa di ogni singola nota musicale.
Se vuoi migliorare con la lettura delle note ti consiglio questo libro che contiene 50 esercizi progressivi con videolezioni allegate.
Le unità di misura del tempo in musica
Per parlare di valori musicali è necessario fare prima un piccolo passo indietro e parlare di tempo in musica.
Hai mai sentito parlare di “quattro quarti?”
Sicuramente sì. Bene, che cosa significa, che cos’è?
In musica parliamo di battiti o pulsazioni. Se iniziamo a battere le mani di continuo con uno stesso intervallo di tempo tra un battito e l’altro significa che stiamo battendo le mani “a tempo”. Benissimo, questo tempo può essere più o meno veloce ed è esprimibile in BPM ossia battiti per minuto.
Qui sotto trovi il classico metronomo con la velocità (nel caso qui sotto 100 BPM) che puoi aumentare o diminuire. Noterai una netta differenza.
Metronomo
Se guardi un qualsiasi spartito musicale – anche gli esempi che ti ho fatto sopra – noterai che c’è sempre una frazione (che poi frazione non è) come per esempio 4/4 oppure 3/4 e così via.
Questi numeri indicano i numeri di battiti all’interno di una battuta.
E qui la domanda sorge spontanea: cosa sono le battute?

In questo piccolo esempio trovi evidenziate con due colori differenti le due battute musicali. In Rosso la prima battuta, in Blu la seconda battuta.
Una battuta è un segmento della musica che contiene un certo numero di battiti (pulsazioni). Serve per organizzare la musica in porzioni regolari e per aiutare musicisti e direttori a mantenere il tempo.
È essenzialmente lo spazio che intercorre tra una stanghetta verticale e l’altra che troviamo all’interno dello spartito.
Nell’esempio sopra, il tempo proposto è 4/4 (scritto all’inizio del pentagramma subito dopo la chiave di violino). Ciò significa che ogni battuta contiene 4 battiti. Dopo 4 battiti si mette una linea verticale (stanghetta) e si continua per altri 4 battiti e così via.
Se il tempo proposto era 3/4 significava che i battiti (o pulsazioni) per battuta erano 3. Se il tempo proposto era 2/4 significava che i battiti per battuta erano 2.
Le Principali Note e le loro Durate (e Figure Musicali)
Veniamo adesso alla parte “succosa”. Parliamo di valori delle note, nonché delle loro durate.
Ecco le principali note che utilizziamo nel nostro sistema musicali occidentale:
| Figura Musicale | Simbolo (semplificato) | Durata (in 4/4) | Rapporto |
|---|---|---|---|
| Semibreve | 4/4 | = 4/4 (intero) | |
| Minima | 2/4 | ½ di semibreve | |
| Semiminima | 1/4 | ¼ di semibreve | |
| Croma | 1/8 | ⅛ di semibreve | |
| Semicroma | 1/16 | ¹⁄₁₆ di semibreve |
Queste sono le figure principali. Esistono anche la Biscroma e Semibiscroma ma andremmo poi troppo sul complesso e voglio rimanere semplice per il più possibile.
Ti voglio ora spiegare un piccolo trucco per memorizzare facilmente le varie figure e dunque durate delle note. Seguimi nel ragionamento:
- La nota più lunga di tutte, la Semibreve, è essenzialmente un ovale;
- Dopodiché la nota un po’ meno lunga, la Minima, è un ovale con una gambetta;
- Poi viene la Semiminima, un ovale scuro con gambetta;
- E poi viene la Croma, un ovale scuro con gambetta e codina;
- Finiamo con la Semicroma, un ovale scuro con gambetta e doppia codina.
Perché ti ho detto tutto questo?
Semplice, per aiutarti a memorizzare.
Come puoi vedere, ogni nota più veloce è sempre l’”evoluzione” grafica di quella precedente. Man mano che la nota viene disegnata in modo più complesso, significa che dura di meno e dunque è più veloce!
Dunque un qualsiasi valore musicale come la semibreve (che dura 4/4) non ha una durata precisa. La semibreve dura 4 battiti ma… quanto durano realmente questi battiti?
Se paragoniamo un “battito” ad un battito di mani a tempo, io posso batterlo con una carte velocità, tu in un’altra e tizio in un’altra ancora. Ecco perché esiste appunto il metronomo, quello strumento che ti permette di sapere esattamente con che velocità dev’essere ogni battito.
Tuttavia mi piace sempre iper-semplificare e dare un riferimento di massima che aiuti in qualche modo a memorizzare un po’ la cosa. Potresti ricordarti che:
- Una nota da 4/4 dura all’incirca 4 secondi;
- Una nota da 3/4 dura all’incirca 3 secondi;
- Una nota da 2/4 dura all’incirca 2 secondi;
- Una nota da 1/4 dura all’incirca 1 secondo.
So bene che queste quattro righe sopra faranno storcere il naso alla gran parte degli insegnanti di musica ma reputo che occorra essere molto pratici delle volte per esprimere un concetto.
Un paragone che faccio sempre è con l’auto e il cambio delle marce. Alla domanda “quand’è che bisogna cambiare marcia?”
La risposta è sempre: dipende.
Dipende se sei in salita o in discesa, dipende se stai facendo un sorpasso oppure no, dipende se stai rallentando per via di un dosso, dipende da come “suona” il motore, dipende che stile di guida vuoi adottare e così via.
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Dopo tutti questi “dipende” il pover neopatentato ne sa quanto prima. Se invece gli diamo un’indicazione di massima come:
- La 2° Marcia a 20 km/h;
- La 3° Marcia a 30 km/h;
- La 4° Marcia a 40 km/h.
Non sarà precisa come indicazione ma almeno ha delle linee guida da seguire, poi – a poco a poco – diverrà sempre più esperto e imparerà ad ascoltare il motore.
La stessa cosa vale allo studente di musica quando faccio il paragone dei “battiti” ai secondi. I battiti non corrispondono ai secondi ma può aiutare ad avere un riferimento.
Può interessarti scoprire le Note Musicali in inglese?
Le Principali Pause Musicali e i loro Valori
Ovviamente la musica non è fatta solo di note e suoni ma anche di silenzi. C’è un simpaticissimo brano che si intitola 4 minuti e 33 secondi di John Cage, te lo voglio mostrare qui sotto. È un brano provocatorio ma rende molto bene l’idea:
Sì, hai sentito bene. Solo silenzio!
Rappresenta il silenzio e che l’ascolto di un brano “silenzioso” è in realtà un’opportunità per prestare attenzione ai suoni dell’ambiente circostante. Dunque musica diventa il colpo di tosse o la caramella che viene scartata dalla signora in seconda fila.
Ora, pagliacciate a parte, il silenzio è fondamentale per comunicare ancora di più. Il silenzio serve ad evidenziare i momenti più salienti di una composizione, serve a far dire all’ascoltatore tra sé e sé “e ora cosa succede?”
Il silenzio e le pause creano attesa e scalpore.
Spesso tendiamo a riempire i silenzi ma bisogna anche imparare ad accettarli e a conviverci. Ecco perché sono nate la pause.
Così come esistono note sa 4/4 (semibrevi) oppure note da 1/4 (semicrome), così esistono pause da 4/4 (pausa di semibreve) e pause da 1/4 (pausa di semicroma).
| Pausa Musicale | Simbolo (semplificato) | Durata (in 4/4) | Rapporto |
|---|---|---|---|
| Pausa di Semibreve | 4 battiti | = 4/4 (intera) | |
| Pausa di Minima | 2 battiti | ½ di semibreve | |
| Pausa di Semiminima | 1 battito | ¼ di semibreve | |
| Pausa di Croma | ½ battito | ⅛ di semibreve | |
| Pausa di Semicroma | ¼ battito | ¹⁄₁₆ di semibreve |
La pausa di semibreve e quella di minima si somigliano parecchio. In realtà hanno entrambe la stessa identica forma, solo che quella di semibreve è un “dente nero” che cade in basso mentre quella di minima è un “dente nero” che va verso l’alto. Vedendo queste pause all’interno di una partitura è più chiaro:

Come puoi vedere, la prima pausa è appoggiata alla terza riga del pentagramma e tende ad andare verso l’alto. La seconda pausa, invece, è appesa alla quarta riga del pentagramma e tende ad andare più in basso.
Le altre pause, per fortuna, sono un po’ più facili da individuare e memorizzare. La pausa di semiminima assomiglia ad una specie di fulmine, mentre la pausa di croma e semicroma sono fatte della “stessa pasta” se non fosse che quella di semicroma ha una testa in più.
Esercizio: Somma i seguenti Valori Musicali (mix note e pause)
Ora, per verificare se è tutto chiaro, ti lascio a degli esercizi all’interno dei quali dovrai sommare i valori musicali (note + pause) e scoprire il totale. Il primo esercizio lo troverai già svolto a titolo di esempio:





Scrivi pure le soluzioni agli esercizi nel commento sotto a quest’articolo.
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Alterazioni del valore: punto di valore e legatura di valore
Quelli mostrati nelle tabelle sopra non sono tutti i valori a disposizione. Ho volutamente evitato quelli più brevi e complessi (e oserei dire rari). Non solo!
Esistono due strumenti che ci permettono di ottenere qualsiasi durata a un suono. Infatti, se ci hai fatto caso, non esiste la note (e dunque il suono) da 3/4. Esiste il suono da 4/4, esiste quello da 2/4 ma non quello da 3/4.
E se io volessi proprio un suono che dura 3 battiti, come devo fare?
Ed ecco che ci vengono in soccorso il punto di valore e la legatura di valore.
Il punto di valore in musica è un segno di notazione che serve ad aumentare la durata di una nota o di una pausa. Quando una figura musicale è seguita da un punto, il suo valore viene incrementato della metà del suo valore originale. In altre parole, il punto “aggiunge” alla nota la metà del tempo che già possiede.
Per esempio, una semiminima con il punto non dura una semiminima intera più un’altra semiminima, ma una semiminima più una croma, cioè una semiminima e mezzo. Allo stesso modo, una minima con il punto vale una minima più una semiminima, mentre una semibreve con il punto equivale a una semibreve più una minima.

Il punto di valore è molto importante perché permette di creare ritmi più vari e musicali, evitando una suddivisione troppo rigida del tempo. Grazie al punto, il compositore può scrivere durate intermedie che rendono la musica più fluida ed espressiva.
Il punto di valore non si applica solo alle note, ma anche alle pause, che seguono esattamente la stessa regola di aumento della durata. Questo rafforza l’idea che, in musica, il silenzio ha lo stesso valore del suono.
Comprendere il punto di valore è fondamentale per leggere correttamente uno spartito e suonare con precisione ritmica, soprattutto nei brani più articolati o nei generi in cui il ritmo ha un ruolo centrale.
Vediamo un esempio musicale dove viene adottato il punto di valore (figura molto utilizzata nella pratica).

Grazie al punto di valore, Beethoven è riuscito a creare la figura ritmica formata da semiminima col punto e croma, figura che ha reso celebre questo terzo movimento della sonata “Patetica“.
Esercizio: Quanto valgono le seguenti note con i punti di valore?
Ora, per verificare se è tutto chiaro, ti lascio a degli esercizi all’interno dei quali dovrai capire quant’è il valore totale della nota. Sei pronto? Si parte!

Piccolo aiuto per l’esercizio numero 1: il puntino dura sempre metà del valore della nota a cui è associato. Quant’è dunque la durata complessiva della nota?

E infine l’ultimo esercizio. Attenzione che questo lo sbagliano tutti!

Sto per darti le soluzioni a tutti e tre gli esercizi in modo tale che tu possa verificare di aver fatto correttamente:
- Esercizio 1: 8/4;
- Esercizio 2: 3/4;
- Esercizio 3: 1/4 + 1/8.
Ti interessa scoprire gli intervalli musicali?
La Legatura di valore per andare oltre le battute
La legatura di valore è uno di quegli elementi della scrittura musicale che all’inizio possono sembrare complicati, ma che in realtà risolvono un problema molto semplice: superare i limiti delle battute.
In musica, infatti, ogni battuta ha una durata precisa e non sempre è possibile scrivere una nota lunga utilizzando una sola figura musicale. Ed è qui che entra in gioco la legatura di valore.
Collegando due (o più) note della stessa altezza, la legatura permette di sommare le loro durate, facendo sentire un unico suono continuo che attraversa la linea di battuta senza interruzioni.
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Il punto chiave da ricordare è proprio questo: la legatura di valore non serve a “unire” le note per esprimere l’articolazione, ma a gestire correttamente la durata nel tempo.
È uno strumento di chiarezza, sia per chi scrive la musica sia per chi la legge. Grazie alla legatura, il compositore può rispettare la struttura metrica del brano e allo stesso tempo scrivere valori che, da soli, non entrerebbero in una singola battuta.
Per il musicista, capire la legatura di valore significa smettere di “riattaccare” inutilmente una nota e iniziare a pensare in modo più fluido e musicale. In pratica, è il ponte che permette alla musica di scorrere libera, anche quando le regole della battuta sembrano metterle dei confini.

Nell’esempio sopra abbiamo una nota da 3/4 seguita praticamente da un’altra unica nota di 3/4 formata dalla durata della semiminima (da 1/4) e la minima (2/4).
Dunque quella linea curva è la legatura e unisce note aventi la stessa altezza. Qui ci tengo a fare una precisazione doverosa. Unisce due note della stessa altezza non “la stessa nota”. Ciò significa che una legatura di valore non può unire due note di altezze differenti come ad esempio Do e Do♯:

Tuttavia una legatura di valore può unire più note per più battute:

Ecco alcuni esempi musicali all’interno dei quali è stato utilizzata la legatura di valore:

Quest’esempio è sempre preso dal terzo tempo della sonata “Patetica” di Beethoven e come puoi vedere alla mano destra viene utilizzata una legatura di valore che somma una semiminima all’altra, ottenendo un’unica nota dalla durata di 2/4.
Ovviamente non poteva scrivere una nota unica perché sarebbe andato oltre ai 4/4 della battuta e per tale ragione si è avvalso della legatura.
Esercizio: Trova il valore totale di queste legature di valore:
Prova ora a trovare la somma totale di queste note, esercizio per esercizio. Pronto? Partiamo!
Ecco qui di seguito la soluzione agli esercizi:
- Esercizio 1: 3/4
- Esercizio 2: 4/4
- Esercizio 3: 6/4
- Esercizio 4: 7/4
Conclusione
Arrivati a questo punto, hai una visione completa di tutto ciò che c’è da sapere sui valori musicali.
Abbiamo visto come la durata delle note sia il vero cuore del ritmo, come ogni figura musicale nasca da rapporti semplici e logici, e come strumenti come il punto di valore e la legatura di valore permettano di superare i limiti delle battute senza spezzare il flusso della musica.
Capire questi concetti significa smettere di suonare “a memoria” e iniziare a leggere davvero la musica, con consapevolezza e controllo.
I valori musicali non sono regole astratte: sono il modo in cui la musica prende forma nel tempo. Più li interiorizzi, più diventa naturale contare, suonare con precisione e sentirti a tuo agio davanti a qualsiasi spartito.
Che tu stia muovendo i primi passi o voglia consolidare le basi, padroneggiare i valori musicali ti permetterà di studiare meglio, suonare con più sicurezza e comunicare in modo più chiaro attraverso lo strumento.
Da qui in avanti, ogni nota che incontrerai non sarà solo un suono, ma una durata precisa al servizio della musica. E questo fa davvero la differenza.
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